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Italiani bloccati all’estero: la mia esperienza dalla Cambogia

Quella degli italiani bloccati all’estero è una tematica, a due mesi dalla dichiarata pandemia, ancora sotto i riflettori.

Questo perché sono tanti gli italiani che tutt’oggi non sono riusciti a rimpatriare, e possiamo constatarlo dalle continue testimonianza degli utenti sui social networks.

La nostra esperienza, dalla Cambogia

Mi dispiace ammettere che, se oggi scrivo comodamente dal mio domicilio, non è direttamente la Farnesina che devo ringraziare.

Noi, come tutti gli italiani bloccati in Cambogia, e come tanti nel mondo, ci siamo ritrovati per caso, all’ultimo minuto, su un volo dell’ambasciata tedesca.

La nostra esperienza, analoga a quella di tanti altri connazionali, può essere riassunta, dal mio punto di vista, in una frase: mancanza di comunicazione .

Sebbene l’assistenza da parte del Consolato italiano di Phnom Penh sia stata efficiente, non possiamo dire altrettanto della tempestività.

Ora, non so se a mancare sia la comunicazione tra le ambasciate, ma la nostra riuscita presenza sul volo è stata un gioco del caso.

Secondo la comunicazione ricevuta, avremmo potuto tentare l’imbarco di un volo che sarebbe partito quasi in contemporanea al nostro arrivo in aeroporto (ndr: siamo partiti la mattina da Koh Rong), solo una volta giunti a destinazione scopriamo dell’esistenza di un secondo volo, notturno, e sul quale non mancavano di certo i posti.

Se la rete di comunicazione fosse stata più efficiente, quel volo sarebbe potuto essere pieno.

Ma è chiaro che senza certezze, per tanti sarebbe stato rischioso muoversi, che poi è l’atteggiamento che abbiamo adottato anche noi, inizialmente: perché dovremmo restare bloccati in una città caotica con continuo ricambio di persone, quando si può aspettare in un bungalow vista mare, quasi isolati?

Parliamo inoltre di voli speciali, in collaborazione con Qatar Airways, ma sotto organizzazione dell’Ambasciata, non acquistabili privatamente.

Se e solo se tutte le persone venissero a conoscenza per tempo della possibilità di rimpatrio, se e solo se le ambasciate dell’UE avessero avuto una tempestiva comunicazione tra loro, se e solo se si avesse chiara la cifra del volo:

in questo caso si, caro Ministro, può vantarsi di aver portato a casa più di 8000 italiani bloccati all’estero.

Ultimo punto, ma non meno importante:

Quanto ci è costato il rimpatrio?

L’amara verità è che ancora non lo sappiamo.

Prima del check-in ci è stato chiesto di firmare una dichiarazione di responsabilità di risarcimento allo Stato della propria parte della cifra.

Una cifra di cui, secondo quanto dichiarato dal Ministro Di Maio ,per l’8/70% se ne occuperà lo stato Italiano.

Ma quindi, quanto dobbiamo pagare?

Ci verrà inviata una mail? Una notifica a casa? Oltre il quanto, altro quesito è il quando?

Vi terrò aggiornati.

Quello che so, è che purtroppo in tante altre situazioni quest’ opportunità del “debito” non è stata presentata, e chi non si è potuto permettere la per niente modica cifra di 1000euro (ndr: one way) si trova ancora in Argentina, Singapore, Cuba… ovunque meno che a casa, il nostro BelPaese!

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